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20 novembre 2009

L’ANNUNCIO

CROCIERE, NEL 2015
LA PRIMA NAVE COREANA

Ci assicureremo l’ordine di una nave da crociera nei prossimi tre anni e la costruiremo entro il 2015». L’annuncio dato nei giorni scorsi da un costruttore navale potrebbe sembrare importante già soltanto perché segnala un rinnovato clima di fiducia nella ripresa economica. Due settimane fa Assonave, l’associazione italiana che riunisce i cantieri italiani, aveva parlato di «caduta libera» degli ordini in Italia e in Europa. Purtroppo per l’industria europea, la notizia arriva da Seul.

Le parole sono state pronunciate da Park Jung-heum, vice-presidente di Samsung Heavy Industries. Se l’impegno di Samsung verrà rispettato, nel 2015 sarà varata la prima nave da crociera costruita in Asia. Si tratterà di una svolta epocale, attesa con timore ma anche con fatalistica rassegnazione in Europa già da qualche anno. Si sapeva che prima o poi l’Asia avrebbe lanciato la sfida anche nel settore a maggior valore aggiunto e a maggior contenuto tecnologico, quello delle navi passeggeri, ma nessuno poteva dire quando ciò sarebbe avvenuto. Adesso c’è la data, con l’impegno a rispettarla da parte del maggior costruttore del mondo. «Faremo il nostro ingresso nel settore delle crociere - ha detto Park Jung-heum durante un seminario strategico al centro congressi Coex di Seul - trasferendo in Corea tecnologie straniere e aggiungendo a queste la nostra progettazione». L’ingresso in questo settore è stato accelerato dalla crisi, ma anche dalla scelta della Cina di investire pesantemente nell’industria navale. Secondo Park, a provocare la crisi dei cantieri è stato soprattutto l’eccesso di ordini arrivati nel 2007 da parte delle compagnie portacontainer.

«I cantieri navali cinesi e i cantieri medio-piccoli coreani, che avevano enormemente ampliato le loro strutture a partire da quell’anno, sono costretti a intraprendere lo sviluppo di nuovi tipi di navi».

Il vicepresidente di Samsung punta per il futuro non solo sulle navi passeggeri, ma anche sulle unità con funzioni speciali, come navi per la desalinizzazione dell’acqua marina, navi per il trasporto di rifiuti radioattivi e navi attrezzate per l’incinerazione dei rifiuti.

Negli ultimi anni l’industria coreana è diventata la prima del mondo, superando la concorrenza del Giappone, costruendo navi per il trasporto del gas naturale liquido (Lng) e per l’estrazione di idrocarburi dal fondale marino (Fpso). Adesso le insidie al primato arrivano da Pechino. «I cantieri sudcoreani - ha spiegato Park - devono affrontare la crisi proprio mentre la Cina sta sviluppando con determinazione lo sviluppo della propria industria navalmeccanica. Una competizione feroce sarà inevitabile nei prossimi tre anni». Parole che suonano come campane a morto per i cantieri europei.

L’ultima trincea contro la concorrenza asiatica il Vecchio Continente aveva provato a erigerla nel 2007, quando la società coreana Stx acquistò Aker Yards. Sia gli allarmi lanciati da Fincantieri per il pericolo di travaso del know-how europeo in Asia, sia la mobilitazione dei sindacati francesi, interessati al futuro dei Chantiers de l’Atlantique, gestiti da Aker France, non ottennero risultati. Oggi i cantieri europei si trovano in grave difficoltà. I dati di Assonave hanno mostrato il deserto lasciato in Italia dalla crisi. Sul fronte delle crociere si è passati dai 13 ordini per navi superiori alle 10 mila tonnellate del 2006 al boom del 2007, quando gli ordini furono 16, al tracollo del 2008 con tre ordini, fino alla disperazione di quest’anno, in cui non si è mosso nulla.

L’Unione europea sta discutendo di interventi per il rinnovo della propria flotta traghetti. Per qualche anno ancora l’Europa potrà far valere le proprie maggiori capacità industriali nel settore. Ma se vuole sostenere questa industria, dovrà farlo in tempi brevi.

Alberto Ghiara

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