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02 febbraio 2010

pirateria

TROPPA IMPRUDENZA,
E GLI ATTACCHI AUMENTANO

Secondo uno studio condotto da un gruppo informale di nazioni all’interno delle Nazioni Unite, la maggior parte delle navi sequestrate dai pirati lungo le coste del Corno d’Africa ha dovuto soccombere perché ha tenuto un comportamento imprudente. Il 25% delle unità che attraversano il golfo di Aden non seguirebbe le procedure di sicurezza minime stabilite da organismi come il Centro sicurezza marittima per il Corno d’Africa dell’Ue o dal Gruppo di contatto sulla pirateria al largo della Somalia istituito dalle Nazioni Unite. Ma Giorgio Blandina, presidente del Collegio nazionale capitani lungo corso e macchina, non è d’accordo e afferma che per contrastare la moderna pirateria le vecchie procedure non sono più sufficienti. Le navi devono viaggiare in convogli protette dalle marine militari nazionali. A lanciare il sasso nello stagno è stato Carl Salicath, consulente del ministero per gli Affari esteri norvegese, che durante un seminario del Gruppo di contatto al palazzo di vetro dell’Onu ha dichiarato: «I sequestri hanno successo quasi esclusivamente su navi che non seguono le buone pratiche adottate da questo gruppo (di contatto, ndr). Questa è di gran lunga la misura più importante contro la pirateria», aggiungendo che «ancora oggi, solo fra il 70 e il 75% delle navi che attraversano il golfo di Aden seguono le procedure di prevenzione. La nostra sfida è di raggiungere un livello molto maggiore di conformità a queste procedure».

Sulle navi mercantile e passeggeri normalmente non sono presenti guardie armate. La discussione internazionale sull’utilizzo di armi a bordo è accesa, perché alcuni lo considerano una soluzione, mentre altri notano che si aumenterebbero i rischi per l’equipaggio e le persone a bordo. Fra le misure di autoprotezione previste per evitare di cadere vittime dei predoni del mare ci sono sistemi meno cruenti come la navigazione a zig-zag, il filo spinato e le pompe anti incendio. Forse proprio per la mancanza di armi a bordo, il numero delle vittime durante gli attacchi è relativamente ridotto rispetto al susseguirsi degli attacchi. Tuttavia, i successi ottenuti nel riscuotere riscatti milionari in dollari hanno creato un’escalation del fenomeno negli ultimi anni. Comunque il presidente del Collegio capitani non accetta che la responsabilità venga scaricata su chi comanda le navi. «Mi sembra assurdo dire che gli assalti ci sono perché non viene usata la pompa antincendio. Magari bastasse. Queste procedure andavano bene con la vecchia pirateria, non oggi che i pirati usano navi appoggio e mezzi offshore. Quando si viene attaccati a 600 miglia dalla costa la navigazione a zig-zag non serve a molto. Per questo noi continuiamo a dire che le navi devono viaggiare scortate seguendo rotte di sicurezza. La soluzione è organizzare convogli».

Alberto Ghiara

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