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06 febbraio 2010

MINISTERO DELL’ECONOMIA

PORTI, IL GIALLO
DEL TESORETTO NASCOSTO

Stava quasi per cedere, ammorbidito dal pressing del senatore Luigi Grillo, che lo incalza da una settimana. Sia pure a denti stretti, aveva lasciato intendere che potrebbe anche tornare a riflettere sull’intera pratica dell’autonomia finanziaria da concedere alle Autorità portuali in misura modestissima (una trattenuta inferiore al 5 per cento sull’Iva incassata) e da inserire comunque nella nuova legge di riforma. Un mezzo miracolo, un colpo di teatro? Macché. In contemporanea con le sofferte elucubrazioni di Giulio Tremonti, in un’altra stanza i funzionari del ministero dell’Economia hanno ultimato uno studio che - a parer loro - testimonia la limitata e lentissima capacità di spesa delle Autorità portuali italiane. In Tesoreria, infatti, sarebbe depositata una somma piuttosto cospicua, da tempo a disposizione dei porti e mai spesa: un miliardo di euro. Dimostrazione tangibile, secondo i burocrati ministeriali, della scarsa propensione alla pianificazione e alla programmazione di nuove opere espressa dagli enti portuali.

Probabile che Tremonti abbia sogghignato… Ciò non toglie che il ministro dell’Economia sia rimasto piuttosto colpito (o turbato) dalle tensioni e dai veleni che scuotono l’arcipelago delle banchine da Sud a Nord. La pesante crisi che rischia di inghiottire i terminal di transhipment. Il parroco di Gioia Tauro che si arrampica sulla “gru 22” per portare conforto ai quattro portuali che protestano contro tagli e ristrutturazione. L’attacco frontale dei politici e dei presidenti dei porti di Taranto, Cagliari e Gioia Tauro al loro collega Merlo di Genova, che proprio sul Secolo XIX aveva censurato eventuali forme di assistenzialismo di Stato a favore di terminal giudicati fuori mercato. L’ennesima provocazione, infine, lanciata dal mondo della finanza e delle imprese: meglio sottrarre allo Stato italiano le competenze in materia di grandi opere, piuttosto che finire tutti a bagno.

Virtuale o reale che sia, per la prima volta viene proposta dall’interno del Palazzo l’immagine di un Tremonti scosso da queste vicende. E disponibile (forse) a discuterne

Giorgio Carozzi

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