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03 marzo 2010

SOMALIA

PIRATI, AFFONDATA
UN NAVE MADRE

Una nave da guerra danese della forza militare della Nato ha affondato una nave madre dei pirati somali, dopo avere costretto i banditi a lasciare la nave, sulla quale erano state trovate tutte le attrezzature necessarie per gli attacchi al largo delle acque somale. Con le più favorevoli condizioni meteo – marine, i prossimi tre mesi sono considerati quelli più rischiosi per gli attacchi alle navi mercantili.

Secondo i dati di Atlante, oltre 400 imbarcazioni hanno subito attacchi dai pirati nel 2009, 116 solo nelle acque del Golfo di Aden e 80 al largo delle coste somale. La Drm, società bresciana specializzata nel «maritime risk management» ha tracciato un identikit dei pirati di Aden. I pescatori somali contribuiscono con le loro capacità nautiche e la conoscenza dei mari, mentre il grosso delle forze d’attacco è costituito da ex miliziani già utilizzati negli scontri tra i clan somali. Tecnici esperti curano la logistica e le attrezzature, tra cui i Gps, e sono affiancati da una fitta rete di intelligence portuale transnazionale.

Sempre più audaci, ora i pirati spostano la propria sfera di azione verso l’Oceano Indiano, si spingono al largo delle Seychelles, insidiano non più solo pescherecci e portacontainer, ma anche navi da crociera e imbarcazioni da diporto. La pericolosità dell’area è tale che l’Unione europea (a cui le Nazioni Unite hanno affidato il mantenimento della sicurezza nella zona assieme alla Nato) ha autorizzato il rinnovo per tutto il 2010 dell’operazione Atalanta, nata dall’esigenza di scortare gli aiuti del Wfp (World food programme) alla Somalia.

L’Italia contribuisce attivamente a queste missioni, con un rilevante supporto militare e finanziario e guidando l’operazione Atalanta. Una flotta composta da navi di Ue, Russia, Cina, Stati Uniti e altre nazioni sta pattugliando il Golfo di Aden. Mediamente ogni giorno 17 navi offrono servizi per la sicurezza in un corridoio di mare in cui circolano circa 30.000 navi commerciali all’anno. Ma non basta.

«Ogni giorno - racconta al convegno il comandante Armando Cervetto, responsabile della flotta Messina - 2-3 nostre navi attraversano la zona pericolosa. Abbiamo subito già sei attacchi, tutti sventati. La nostra gente ha paura. Per garantire sicurezza agli equipaggi siamo costretti ad allungare la rotta di sei giorni e mezzo, tredici tra andata e ritorno. I costi sono altissimi. Noi chiediamo innanzi tutto interventi a terra, perché i covi dei pirati e i posti dove sono ormeggiate le navi sequestrate sono noti, e si vedono anche su Google. Poi che si organizzino convogli protetti anche a Sud. Infine, che il governo mandi militari italiani a bordo delle navi o ci autorizzi a ingaggiare scorte armate di privati».

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