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06 marzo 2010

L’ALLARME

basilea tre mette
a rischio il commercio

Basilea 3, nel tentativo di consolidare la ripresa economica, rischia invece di affossare ancora di più il commercio internazionale. L’allarme è stato lanciato Marc Auboin, consigliere economico della divisione Finanze e commercio del Wto. «Quando abbiamo scoperto – dice Auboin – che cosa andava rimesso nello stato patrimoniale (secondo Basilea 3) ci è venuto un po’ un colpo e ci siamo chiesti se il finanziamento del commercio avrebbe dovuto affrontare un nuovo ostacolo».

La stretta al credito provocata dalla crisi del 2008 è stata pagata cara dal commercio, che si fonda soprattutto, nell’80-90 per cento dei casi, su prestiti a breve scadenza e che ha dovuto fronteggiare il muro della diffidenza da parte delle banche.

Il Wto ha provato i conti, anche se i dati in questo campo sono scarsi. Studi recenti citati da Auboin suggeriscono che fra il 10 e il 30 per cento del calo del commercio mondiale registrato lo scorso anno sia stato causato dalla mancanza di finanziamenti, mentre il resto riflette fattori come la diminuzione della domanda. Le stime del Wto sono che il commercio mondiale è calato del 10 per cento rispetto all’anno precedente, il risultato peggiore dalla seconda guerra mondiale.

Gli accordi di Basilea sono mirati a rendere più sicuro il credito, imponendo alle banche rigidi criteri di garanzia. Dal 2008 è in vigore l’accordo detto Basilea 2, ma la crisi ha rimesso in discussione i criteri adottati. Già alla fine del 2008 il presidente della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva avvertito dei difetti di Basilea 2, in particolare il fatto di essere prociclico, ossia di favorire l’economia nei momenti di crescita, ma di amplificare le difficoltà in quelli di crisi. Per questo evocava la necessità di una Basilea 3, che dovrà soprattutto evitare che tornino a diffondersi sul mercato i cosiddetti titoli tossici.

Quest’anno i 27 paesi che fanno parte del comitato, fra cui l’Italia, gli Stati Uniti e i principali paesi europei, dovranno stabilire le nuove regole. Ma si sono già accese le polemiche. In Italia ci sono sostenitori e detrattori anche all’interno dello stesso mondo bancario. Ad esempio Gaetano Micciché, direttore generale di Intesa San Paolo, ha riconosciuto che l’obiettivo dell’accordo è positivo. Secondo il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Corrado Faissola, le banche e più in generale l’economia italiana rischiano invece danni gravissimi.

Sul fronte del commercio, il rischio secondo Auboin è che le nuove regole aumentino i costi delle forme tradizionali di finanziamento del commercio, come le lettere di credito.

Alberto Ghiara

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