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09 marzo 2010

CONFITARMA

COCCIA RILANCIA
LA GMC

L’idea fu lanciata nel 2008 in occasione della 48 ore del mare: costituire una Global Maritime Community. Un progetto di sistema che faccia dell’Italia la base operativa di servizi integrati alla comunità marittima mondiale per cogliere proprio dall’economia globale opportunità uniche e irripetibili di creazione di ricchezza e di occupazione. Progetto sempre valido? A questo interrogativo ha risposto il cluster marittimo riunito a Genova dal Propeller. Tavola moderata da Vincenzo Silvestrini e presieduta da Mariano Maresca (nella foto con Nicola Coccia) con relatori d’eccellenza a rappresentare i settori dell’economia marittima: armatori, agenti marittimi, spedizionieri, nautica, istituti di classifica, il mondo delle assicurazioni, della finanza, dei servizi avanzati. E la scelta di Genova come sede del dibattito non è casuale perché, nonostante la crisi che ha colpito anche il settore dell’economia del mare, la comunità marittima ligure ha saputo mantenere l’eccellenza nei servizi e può mantenere al leadership del progetto. Secondo Nicola Coccia, presidente uscente di Confitarma, l’armamento italiano ha retto bene all’urto della recessione. «Negli ultimi 10 anni - ha dichiarato - la crescita dei servizi legati allo shipping è stata fortissima: l’occupazione è cresciuta del 74%, il giro di affari del 110%, le aziende registrate alle camere di commercio sono cresciute del 46%. Dal ‘98 al 2009, la consistenza della flotta italiana ha registrato un aumento del 77%. L’Italia nel 2009 è stata tra i primi 10 committenti mondiali. Lo shipping italiano è stato primo investitore europeo con circa un miliardo di euro. Cifre rassicuranti che dimostrano la tenuta del settore. Altro dato positivo, la crescita dell’attenzione per l’ambiente. «I governi hanno capito che lo sviluppo delle tecnologie ambientali - ha fatto notare Ugo Salerno del Rina - può essere una opportunità di crescita: anche nei Paesi emergenti si investe in energie rinnovabili. Clean economy, tecnologie, ricerca e formazione saranno secondo il presidente Rina le opportunità per rilanciare l’economia mondiale. Ma come si presenta il prossimo futuro? Per Coccia la crescita del commercio marittimo mondiale non può che crescere poiché è legata a esigenze alimentari e energetiche di una popolazione mondiale in costante crescita e allo sviluppo di nuovi mercati. La ricetta di Coccia? Prendere coscienza del fatto che esiste già una Global Maritime Community; facilitare l’interazione tra gli attori della Community; sostenere la formazione delle nuove generazioni e superare il concetto di cluster per diventare network della rete globale. Grande assente la politica, è stato unanime il coro dei delusi, che non risponde alle sollecitazioni. La latitanza del Ministero dei Trasporti sulle questioni poste dal cluster, il blocco da parte del Ministero delle Finanze della riforma della Legge 84/94, il proliferare di Autorità portuali - come ha sostenuto Filippo Gallo di Federagenti - che non permette di investire sui porti strategici, l’assenza di adeguate risorse per le infrastrutture - lamentata da Piero Lazzeri, presidente Fedespedi, gli scarsi incentivi all’impiego di capitali privati sono fra le cause che fanno perdere di competitività al settore. “Bisognerebbe attivare - conclude Coccia - una nuova politica del mare che riconosca e sostenga la comunità marittima italiana. Non bisogna dimenticare che il giro di affari del settore industriale marittimo solo in Italia superiore i 10 miliardi euro».

Patrizia Lupi

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